Tradurre la complessità: quando i dati diventano suono, immagini e spazio pubblico
A Mirafiori, i dati della ricerca CNR diventano musica e immagini. Un progetto che mostra come comunicare la complessità significhi prima di tutto tradurla.
Ci sono informazioni che comprendiamo leggendo. Altre che diventano realmente accessibili solo quando cambiano linguaggio.
A Mirafiori, a Torino, i dati prodotti nei laboratori del CNR sono diventati musica, immagini e spazio pubblico. È il punto di partenza di Touch Rock Code Fade (Suite in 4 movements), l’installazione site-specific di Ramona Ponzini inaugurata nell’Area territoriale di Ricerca del CNR di Torino, nell’ambito del progetto Mirafiori dopo il Mito | L’Oro di Mirafiori.
Il lavoro nasce dai dati provenienti dai quattro istituti presenti nel campus e li trasforma in una suite musicale composta da quattro movimenti. Le informazioni di partenza appartengono ad ambiti molto diversi: dalle proprietà di lubrificanti ottenuti anche da sottoprodotti della vinificazione al monitoraggio ambientale, dalle sequenze proteiche di un virus vegetale fino all’evoluzione dei supporti utilizzati per registrare la musica. Alle composizioni sonore si affiancano quattro pannelli che rielaborano visivamente le spettrografie dei suoni.
La parte interessante, anche fuori dal mondo dell’arte, è proprio questa: il dato non viene semplicemente rappresentato. Viene tradotto.
E tradurre non significa semplificare fino a perdere significato.
Significa trovare un altro sistema di segni capace di conservare relazioni, differenze e strutture dell’informazione originale, rendendole però percepibili attraverso un linguaggio diverso.
Dal dato all’esperienza
Quando parliamo di comunicazione della complessità tendiamo spesso a pensare a grafici, infografiche, dashboard e visualizzazioni.
Sono strumenti importanti. Ma non sono gli unici.
Un dato può diventare un’immagine. Può diventare movimento. Può diventare suono. Può occupare uno spazio fisico e modificare il modo in cui lo attraversiamo.
Nel progetto di Ponzini questo processo prende la forma della sonificazione, cioè della conversione di dati e relazioni in elementi sonori. L’artista aveva già lavorato su questo principio trasformando dati stratigrafici del terreno in musica; a Mirafiori il processo si amplia e diventa contemporaneamente sonoro e visivo.
Il risultato non sostituisce il dato scientifico e non pretende di spiegarlo meglio della ricerca che lo ha prodotto. Fa qualcosa di diverso: crea una porta d’ingresso.
Ed è qui che il progetto diventa interessante anche dal punto di vista della comunicazione.
Rendere visibile ciò che normalmente rimane dentro
L’installazione è collocata sulla cancellata del campus del CNR, quindi esattamente sul confine tra l’istituzione scientifica e il quartiere.
Non è una scelta neutra.
Il progetto mette in relazione ricerca, territorio e comunità, trasformando un limite fisico in uno spazio di dialogo.
La conoscenza prodotta all’interno dei laboratori esce così dal suo contesto specialistico senza essere necessariamente trasformata in una spiegazione didattica.
Diventa esperienza.
È una dinamica che riguarda molto più dell’arte. Organizzazioni, aziende, istituzioni e centri di ricerca producono continuamente informazioni estremamente interessanti che, spesso, rimangono invisibili semplicemente perché continuano a parlare il linguaggio di chi le ha prodotte.
La comunicazione entra esattamente in questo spazio.
Non quando aggiunge una veste grafica alla fine del processo, ma quando trova il linguaggio attraverso cui qualcosa può essere compreso, percepito o ricordato da qualcun altro.
La comunicazione è anche traduzione
Una ricerca scientifica, un prodotto tecnologico, un progetto culturale o persino un servizio possono avere una grande quantità di valore al proprio interno.
Ma quel valore non è automaticamente comunicabile.
Serve un passaggio.
A volte sarà una storia. A volte un’interfaccia. A volte un video, una visualizzazione, un’esperienza interattiva.
E qualche volta può essere persino una composizione musicale.
Comunicare non significa soltanto dire qualcosa in modo più semplice. Significa trovare la forma attraverso cui quella cosa può attraversare il confine tra chi la conosce già e chi ancora non la conosce.
È forse questo l’aspetto più interessante di Touch Rock Code Fade: i dati non smettono di essere dati. Acquistano semplicemente un altro strato.
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